venerdì 2 marzo 2018

Recensione Caino e troppe cose da studiare

Ciao a tutti, indaffarati abitanti del popolo elfico. Mi spiace per la prolungata assenza, ma purtroppo in sessione è difficile anche trovare il tempo per respirare, come alcuni di voi sapranno bene!




Come è iniziato queso mese di marzo? Da me benissimo, con grandi e candidi fiocchi di neve. Potrei vivere così per sempre (e in effetti,  forse dovrei proprio andare in un posto dove nevichi -quasi- tutto l'anno, uhmm)

Ad ogni modo, oggi vi lascio con la (brevissima) recensione di un (breve) libro che ho terminato non molto tempo fa. Enjoy e come al solito, scrivete nei commenti cosa ne pensate!

RECENSIONE:

Titolo: Caino
Titolo originale: Caim
Autore: José Saramago
Genere: romanzo
Data di pubblicazione: 2009
Pagine: 142

Prezzo: 15,00 (edizione in foto)
Trama: A vent'anni dal "Vangelo secondo Gesù Cristo", José Saramago torna a occuparsi di religione. Se in passato il premio Nobel portoghese ci aveva dato la sua versione del Nuovo Testamento, ora si cimenta con l'Antico. E sceglie il personaggio più negativo, la personificazione biblica del male, colui che uccide suo fratello: Caino. Capovolgendo la prospettiva tradizionale, Saramago ne fa un essere umano né migliore né peggiore degli altri. Il dio che viene fuori dalla narrazione è un dio malvagio, ingiusto e invidioso, che non sa veramente quello che vuole e soprattutto non ama gli uomini. È un dio che rifiuta, apparentemente solo per capriccio e indifferenza l'offerta di Caino, provocando così l'assassinio di Abele. Il destino di Caino è quello di un picaro che viaggia a cavallo di una mula attraverso lo spazio e il tempo, in una landa desolata agli albori dell'umanità. Riscrittura ironica e personale della Bibbia, invenzione letteraria di uno scrittore nel pieno della maturità, compone un'allegoria che mette in scena l'assurdo di un dio che appare più crudele del peggiore degli uomini.


COSA NE PENSO (idee e pensieri sfusi):

Caino. 
Il fratricida.
Il primo assassino.
Secondo quanto riportato dalla Bibbia, il primo uomo che macchiò di sangue le proprie mani e d’oscurità il proprio animo, uccidendo un altro uomo, innescando il primo ingranaggio di una macchina di violenza che avrebbe da quel momento caratterizzato la vita stessa dell’umanità.


Così è dipinto comunemente Caino, un uomo fondamentalmente cattivo, un esempio di crudeltà e disonore.
Così ce lo riportano i testi sacri. 
Ma siamo proprio sicuri di voler accogliere questa interpretazione  -come d’altronde molte altre quando si parla di religione- a priori, senza ragionarci neanche un po’?


Josè Saramago non ne ha voglia, e decide di approfondire gli aspetti di questa ambigua personalità biblica, rovesciando il punto di vista della storia.
E se la malvagità di Caino non fosse totalmente ingiustificata? Se le sue azioni fossero la conseguenza di un’indifferenza, stavolta davvero gratuita, da parte di dio? Cosa ci assicura di poter partire dal presupposto che dio, o dovrei scrivere Dio, sia imparziale e interessato e che i suoi piani siano davvero “imperscrutabili”? Se in realtà questa divinità non fosse altro che un’entità capricciosa e volubile, detenente un grande potere ma carente di capacità gestionali? 


Saramago si destreggia abilmente in questo esperimento, conducendo il personaggio di Caino in un lungo peregrinare che porterà a galla tutte le diverse sfaccettature di una personalità lontana dall’interpretazione semplicistica comunemente associategli. 


Pur essendo idealmente molto distante da ogni tipo di credenza religiosa, cristiana e non, sono riuscita comunque a godere di questa lettura, che resta piuttosto scorrevole e veloce da leggere ed espone in modo chiaro e critico -e non privo di ironia- un concetto di cui, ad ogni modo, ero già persuasa.

Prongs

O.T. chi ha visto American Gods?

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